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Non sono molti quelli che, in Italia, conoscono il sorriso dell’Ignoto Marinaio dal vivo: tra le miriadi di opere e mostre che affollano i nostri musei più prestigiosi, il lascito di Antonello da Messina resta in disparte. Né tantomeno lo conoscono a fondo i siciliani, malgrado il quadro in questione sia conservato in una delle cittadine più delle della costa tirrenica, Cefalù.

Un dedalo di stradine dall’aria medioevale che si intrecciano e dal mare salgono fino a convergere ai piedi di una gigantesca rocca, la Rocca di Cefalù, che la domina e rende il suo profilo particolarmente riconoscibile. Qui c’è il monumento più importante della città, il Duomo d’origine normanna, la cui storia è attraversata da miti e leggende.

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Ma non deve sorprendervi: quasi tutto, a Cefalù, è circondato da un alone misterioso, che talvolta sconfina nell’oscuro. E questo non solo per l’aspetto particolare o per le sue origini antichissime, ma anche per le personalità che nel tempo hanno trovato posto in questo meraviglioso borgo.

Quando vidi per la prima volta il sorriso dell’Ignoto Marinaio ero già stata a Cefalù diverse volte ed ero già stata abbondantemente “stregata” da questa cittadine: per le sue porte sul mare, per il lavatoio medioevale (ma anche questo non è certo), per la rocca imponente e altamente suggestiva, per le leggende sul passato della cittadina come sede di riti magici e pratiche occulte.

Del ritratto ne avevo sentito parlare e soprattutto ne avevo letto, dato che il romanzo Il sorriso dell’ignoto marinaio di Vincenzo Consolo (scrittore originario della provincia di Messina venuto a mancare da pochi anni) è una di quelle letture che, in una casa che ama la letteratura siciliana, non può mancare.

L'ignoto Marinaio, Antonello da Messina

Vederlo al Museo Madralisca è stato, naturalmente, un’esperienza ben diversa: gli occhi fugaci, lo sguardo sornione, le sue vesti scure sul fondo scarno: tutto sembra creato appositamente per esprimere una complessità psicologica difficile da descrivere.

La storia di Cefalù

L’attuale centro storico di Cefalù, dominato da Duomo e rocca, è circondato da una cinta muraria di tipo megalitico, che risale alla fine del V secolo a.C.: in gran parte è ancora intatta. Così anche il Tempio di Diana, edificio megalitico anche quello, che ospitava un santuario dedicato alla dea della caccia: all’interno c’è una cisterna ancora più antica, data IX secolo a.C.

Cefalù è stata sede di numerose dominazioni, a partire dai greci che gli diedero quello che, più o meno, è il nome attuale, Kefaloidion, che significa testa o capo. La città subisce la conquista dei siracusani e poi dei romani che, nel 254 a. C., traslitterarono il nome in Cephaloedium. Durante quest’epoca e nel successivo periodo bizantino, la città si trasferì spesso dalla pianura alla rocca e viceversa.

Anche gli arabi lasciarono la propria impronta a Cefalù, conquistandola nell’ 858 d.C.: ma è durante il regno dei normanni che Cefalù conosce il suo massimo splendore e prende la forma che ha ancora oggi.

Nel 1063 fu conquistata infatti Ruggero I e, nel 1131, grazie a Ruggero II, fu l’antico abitato sulla costa torno ad essere il cuore pulsante della città. A questo periodo risalgono parecchi degli splendidi monumenti cittadini, come la Chiesa di San Giorgio, il Palazzo Maria, l’Osterio Magno e, naturalmente il Duomo.

cefalù

Secondo la leggenda, Ruggero II ordinò la costruzione del Duomo di Cefalù per ringraziare Dio di averlo salvato da una tempesta particolarmente violenta: approdato sulle coste dell’insediamento,  decise di farne questa imponente cattedrale. Un duomo che sembra una fortezza, influenzata da diversi stili architettonici: un monumento dall’impatto paesaggistico notevole, grazie alla sua posizione e all’ambiente da cui è circondato.

I reali motivi che spinsero Ruggero II a fare di Cefalù, uno degli insediamenti più piccoli fra quelli conquistati all’epoca dai normanni, un centro rinomato non sono chiari.

Duomo di Cefalù

Duomo di Cefalù

Il Lavatoio e le Porte sul mare

“Qui scorre Cefalino, più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve”: è questa la scritta che si trova all’ingresso del Lavatoio medioevale di Cefalù. La leggenda dice che Cefalino, fiumiciattolo ormai interrato la cui sorgente si trova su un altopiano a sud-ovest del paese, venne direttamente creato dalle lacrime di una ninfa vittima di tradimento: questa, pentita per aver punito il suo amante con la morte, generò un’acqua limpidissime e dalle mille proprietà.

Lavatoio di Cefalù

Lavatoio di Cefalù

Il lavatoio, detto anche u ciumi, è una delle strutture più belle di Cefalù: fino agli anni 70, le donne del paese facevano ancora il bucato in pubblico. Le 22 bocche di ghisa da cui gorga l’acqua, che va poi a riempire le vasche, danno a questo luogo un ritmo costante e cadenzato, che lo rende quasi immobile nel tempo: custodiva una risorsa molto preziosa, in una terra vessata dalla siccità oggi come nel Medioevo.

Un’altra caratteristica che rende Cefalù un posto unico sono le Porte sul mare, immerse nella cinta muraria antichissima: della quattro porte orginali, che interrompevano la cinta per permettere l’ingresso in città, rimane solo Porta Marina, conosciuta anche come Porta Pescara. Le mancanti porte d’accesso erano chiamate Porta Terra, Porta d’Arena o d’Ossuna e Porta della Giudecca: l’ultima porta rimasta in piedi è costituita da un arco gotico e permette la visione di un meraviglioso panorama a ridosso sul mare.

Porta Marina o Porta Pescara, Cefalù

Porta Marina o Porta Pescara, Cefalù

La leggenda di Crowley e l’occultismo.

Negli anni 20, in una contrada isolata di Cefalù chiamata Santa Barbara l’artista ed esoterista Aleister Crowley si riuniva con alcuni seguaci per dare vita ad un nuovo credo, che poneva l’uomo al centro del pensiero. L’Abbazia di Thelema da il nome al suo credo, sostanziato dalla magia cermoniale: Aleister Crowley o “La Grande Bestia” come amava definirsi, è un personaggio molto discusso nell’ambiente esoterico, amico di scrittori e poeti illustri.

L’origine del nome della comunità va ricercata nell’opera Gargantua e Pantagruel di François Rabelais: il personaggio Gargantua fa costruire un’abbazia denominata appunto Thelema per farne una sorta di scuola ideale in cui ragazzi e ragazze con certe caratteristiche e virtù, indifferentemente dalla loro condizione sociale e di sangue, vivevano insieme. A suggerire proprio Cefalù a Crowley pare fu l’oracolo cinese I-Ching.

Aleister Crowley

Aleister Crowley

Per tre anni Crowley abitò nell’Abbazia con donne e bambini, che si presume fossero suoi figli: fra la popolazione locale si diffusero storie circa i riti orgiastici e satanici che si diceva si tenessero in quel luogo, complice anche la segretezza del culto e la “stravaganza” degli stessi abitanti dell’abazia, nonchè l’ambiente bigotto del paese.

Dopo tre anni, le preoccupate ed insistenti voci dei paesani arrivarono prima alla diocesi locale e poi alla polizia fascista che ordinò l’espulsione di Crowley dall’Italia, il 13 aprile 1923, per pratiche oscene e perversione sessuale. Dopo l’espulsione di Crowley, le donne vendettero tutti i mobili, gli arredi e i quadri della casa agli abitanti del paese per poter pagare i debiti lasciati del santone, sia per potersi pagare il viaggio di ritorno a casa.

Crowley fu un personaggio molto importante non solo per certi tipi di filosofie occulte ma anche per diversi artisti e musicisti: influenzò Beatles, Led Zeppelin, David Bowie, Ozzy Osbourne e molti altri artisti. L’artista-guru andò via dall’Italia ormai completamente povero e con il peso di aver perso il suo discepolo più fidato durante un rito: il sangue di gatto bevuto dal discepolo durante la cerimonia gli avrebbe trasmesso una malattia mortale. Malgrado la cacciata di Crowley dalla Sicilia, molto tempo dopo lui stesso ammise che quegli anni erano stati “i migliori della sua vita”.

Cefalù abbazia_thelema

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