Il carnevale in Sicilia sta arrivando. Siete pronti a correre dietro al “Maiorchino”?

Carnevale a Novara di Sicilia

novara provincia messina sicilia carnevaleNovara di Sicilia è situata nella provincia di Messina a 650 metri sul livello del mare, in una suggestiva vallata che fa da confine fra i monti Nebrodi e i Peloritani. A sud si ammirano la Rocca Salvatesta e la Rocca Leone. A nord domina un panorama mozzafiato che culmina con le mitiche isole Eolie.

Le sue origini risalgono alla preistoria. Nella contrada “Sperlinga” si conservano infatti testimonianze di rifugi dell’uomo preistorico. Noa, suo antico nome, è di origine “sicana”, il suo nome significa “maggese”, cioè abbondanza di frumento.

Dopo la colonizzazione greca – durante il periodo romano, Noa fu una città censoria. Nel periodo della dominazione araba mutò nome in “Nouah”. Dall’evoluzione storica si deduce che ci furono due aree: una civile (bizantina) e un’area araba. Subì in seguito la dominazione lombarda, mentre l’area greca segnò l’insediamento cistercense.

Nel medioevo prese il nome di Nucaria, successivamente Noara e infine l’attuale nome di Novara.

Il dialetto di Novara

Vorrei dare qualche cenno sul dialetto di Novara: collocata com’è in mezzo al Mediterraneo, la Sicilia è stata sempre punto di incontro di dominazioni straniere che hanno lasciato una loro impronta anche nel dialetto.

Nel territorio di Novara un’impronta marcata è stata lasciata dai normanni. Il dialetto di Novara infatti conserva un suono nasale tipico della fonia francese perché mantiene molti vocaboli di derivazione francese. Infatti intorno al 1000 d.c. giunse dalla Francia frate Hugone, inviato da Bernardo di Chiaravalle, che fu il primo abate a fondare il Monastero cistercense della chiesa di Santa Maria da Nohara, i cui lavori furono poi ultimati nel 1171 sotto Guglielmo il Buono. L’abate favorì lo studio ed ebbe l’occasione di divulgare la lingua francese. Oltre al francese il dialetto di Novara ha ovvie influenze di greco, latino e arabo.

Novara è un antico borgo medievale caratterizzato da vicoli, viuzze in pietra arenaria, ville nobiliari: è stato dichiarato uno dei più bei Borghi d’Italia.

Dell’antico Castello saraceno oggi restano solo i ruderi che guardano la lunga vallata che si apre sul mare Tirreno, le isole Eolie e sulla sinistra il Santuario del Tindari.

Oltre agli antichi palazzi nobiliari si possono ammirare il Teatro Comunale intitolato al musicista novarese Riccardo Casalaina. Altro personaggio di spicco che si è imposto nel campo musicale è stato Giuseppe Caruso che arrivò ad essere prima tromba alla Scala di Milano.

Tradizioni antiche vivono ancora nel paese e vengono proposte nell’arco dell’anno: il Natale si ravviva con il presepe vivente e vari mercatini artigianali; per Pasqua la tradizione si distingue con una Resurezione particolare mentre durante tutta la settimana santa, varie processioni delle “confraternite” accompagnano il sepolcro; a ferragosto si assiste alla festa dell’Assunta, in cui ha luogo una lunga processione che percorre tutte le vie principali del paese e dura ben 5 ore.

La sagra del Maiorchino

Tradizionale poi è la sagra del “Maiorchino” (un formaggio pecorino dal gusto piccante e deciso) di produzione locale. Tale sagra ha luogo principalmente nel periodo del carnevale e si svolge lungo il percorso che dalla piazza principale, attraverso via Duomo, via Bellini, arriva a Pian Don Michele (zona teatro). Il torneo consiste nel far rotolare una forma di formaggio stagionato, che varia dai 5 ai 10 kg, lungo un percorso di circa 2km. Si gioca a squadre di 3 concorrenti ciascuna. Vince la squadra che, con meno colpi, arriva prima alla meta o “stacca”. In una atmosfera di esultanza, nel brusio dei partecipanti e dei curiosi, la manifestazione si conclude con la degustazione di dolci, ricotta, e maccheronata al sugo di carne di maiale.

Questo argomento introduce i prodotti che sono tipici del paese:

  • il Maiorchino
  • la ricotta fresca e infornata
  • provole caciocavallo
  • nocciole

E tra i dolci ricordiamo:

  • il Riso nero (riso con nocciole tostate, cacao, zucchero, buccia d’arancia e cannella)
  • i Ravioli (pastafrolla bagnata nel vino fritta e ripiena di ricotta)
  • le Cassatelle (pastafrolla ripiena di fichi secchi, miele, cannella, nocciole, caffè)
  • mostaccioli di miele
  • piparelle (tozzetti al miele)
  • pignolata (pastafrolla tagliata a dadini fritta e ripassata nel miele)
  • diti d’apostolo (impasto di ricotta con l’involucro di pasta frolla ricoperto di glassa bianca e cioccolata)
  • agnelli di pasqua
  • cannoli (di rinomata conoscenza)
  • pasticcini di mandorla

Nella tradizione culinaria troviamo anche la “pasta ‘ncaciata” condita con ragù di vitello e castrato, polpette sbriciolate di carne, melanzane, uova sode, salame e formaggio pecorino grattugiato.

Dal punto di vista turistico, Novara è raggiungibile via terra da Messina con Bus o macchina uscendo dall’autostrada a Barcellona Castroreale. Da Palermo con autostrada e uscita al casello di Falcone. Da Catania o Reggio Calabria (aereoporto) e noleggiando una macchina.

Novara e dintorni offrono varie escursioni. Trekking alla Rocca Salvatesta (mt. 1350), da dove si può ammirare lo stretto di Messina e la punta della Calabria; passeggiate nella vicina pineta fino al valico di Mandrazzi da dove ammirare l’Etna con il suo perenne cappello bianco; escursioni alle Gole dell’Alacantara, tra Novara e Taormina; gite al Santuario e alla vecchia città di Tindari con il teatro Greco ancora ben conservato e attivo per le rappresentazioni estive teatrali; bagni al mare sottostante, ai laghetti di Marinello.

Dopo una tale descrizione mi auguro di avere stuzzicato la curiosità di una visita a Novara di Sicilia.

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