EBOOK CONSIGLIATO

Attraversando la Sardegna

Il misterioso menhir Sa Perda Pintà (o stele di Boeli) è uno dei meravigliosi ritrovamenti scoperti nel comune di Mamoiada. Una lastra alta 270 cm istoriata con cerchi concentrici e coppelle, in tutto simile ad analoghe lastre diffuse nell’area dei Celti (Scozia, Irlanda, Galles e Bretagna).

Mamoiada (Mamujada in sardo barbaricino) si trova nella parte più interna della Barbagia di Ollolai, in un territorio in cui sgorgano e scorrono numerosi corsi d’acqua, attraverso terreni in buona parte adibiti alla coltura o al pascolo. La presenza di queste risorse ambientali ha attratto insediamenti umani fin dal neolitico e pre-neolitico, con una varietà di tracce archeologiche e antropologiche significative: risalgono al Neolitico le Pedras fittas (menhir), le Domus de Janas (tombe scavate nella roccia, chiamate “concheddas”) e i Dolmen, mentre nell’ età del Bronzo furono realizzate le tombe dei giganti, i nuraghi e un pozzo sacro, testimoni della grande civiltà nuragica.

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Durante l’età romana nei pressi del centro passava l’importante strada militare che attraversava l’Isola collegando Olbia con Cagliari, attraversando le stazioni romane di Caput Tyrsi (Buddusò), Sorabile (Fonni) e Biora (Serri). Si pensa che l’origine dell’attuale abitato risalga alla fondazione di una fermata o stazione romana di nome Manubiata che deriverebbe dal verbo latino “manubiare” (sorvegliare). A sostegno di questa ipotesi si conservano alcuni toponimi come quello dell’antico quartiere “Su Castru” che rimanda al termine latino “castrum” ossia ‘recinto fortificato’.

Della presenza bizantina a Mamoiada resta traccia nel culto dei santi Cosma e Damiano e nel santuario a loro dedicato a pochi chilometri a sud-ovest del paese.

L’odierno nome del centro compare per la prima volta come “Mamoyata” nei documenti medievali delle Rationes Decimarum, un registro delle decime imposte dalla Santa Sede del XIV secolo. In quest’epoca il villaggio era compreso nella curatoria della Barbagia di Ollolai, una delle circoscrizioni amministrative del Giudicato d’Arborea.

Nel Novecento il paese è divenuto famoso per i suoi antichissimi riti legati al carnevale: a partire dal 1951 sono stati pubblicati diversi studi sulle maschere dei Mamuthones e Issohadores riconosciute come simbolo di Mamoiada nel mondo.

Il 17 gennaio con la festa di Sant’Antonio Abate ha inizio il carnevale isolano con l’accensione dei grandi fuochi rituali.

In questa occasione ogni anno a Mamoiada si ripete un antichissimo cerimoniale animato dalle maschere tradizionali più famose dell’Isola: Mamuthones e Issohadores. I primi portano sul viso una maschera nera, intagliata nel legno di pero selvatico o ontano, con tratti molto marcati e indossano pelli ovine su cui viene sistemata “ sa carriga “ circa 30 kg di campanacci legati sulle spalle.

Durante la sfilata per le vie del paese e intorno ai fuochi, i Mamuthones incedono con un particolare passo, quasi una danza, guidati dagli Issohadores. Questi ultimi sono vestiti con elementi maschili e femminili dell’abbigliamento tradizionale e sono così chiamati perché portano “sa soha” , la fune con cui pmuseo maschere mediterranee mamoiada sardegnarendono a lazzo le persone . Non si conosce con sicurezza il significato di questa arcaica rappresentazione che ha affascinato e continua ad appassionare studiosi di tutto il mondo.

Diversi esemplari di queste straordinarie maschere sono esposti nel Museo delle Maschere Mediterranee in cui si possono ammirare altre rappresentazioni del carnevale barbaricino a confronto con le maschere di alcuni paesi europei e mediterranei. Il Museo è visitabile durante la manifestazione per approfondire così la conoscenza delle tradizioni locali e della storia e cultura del territorio. Sulla facciata del museo sono conservate alcune strutture architettoniche di stile aragonese risalenti al Medioevo che un tempo abbellivano diversi edifici del paese.

La manifestazione Autunno in Barbagia si svolgerà presso il centro storico che si sviluppa dalla via principale che attraversa il paese; da qui si accede alle strette e intricate viuzze su cui si affacciano le tipiche case barbaricine a due o tre piani realizzate con blocchi di granito.

Passeggiando tra i vicoli dei quartieri più antichi si possono visitare alcune graziose chiese tra cui la più caratteristica è quella dedicata a Nostra Signora di Loreto. Probabilmente fu costruita in epoca medievale ma i primi documenti in cui è citata la chiesa risalgono ai primi anni del Settecento. La sua particolarità è data dalla forma circolare chiusa da una cupola a base esagonale e viene anche chiamata “Loreto de bidda” distinguendola così dalla chiesetta campestre di Loret’Attesu del XVIII secolo a circa 2 km a nord-est dell’abitato.

Uno dei più suggestivi santuari dell’Isola si trova a 5 km a sud-ovest del paese. L’antica chiesa medievale dei santi bizantini Cosma e Damiano è racchiusa in un piccolissimo villaggio formato dalle “cumbessias” ossia le case dei pellegrini che qui si stabiliscono nei giorni della festa in onore dei Santi e durante la bella stagione.

L’evento che inizia da venerdì 7 Novembre e proseguirà sabato 8 e domenica 9 prevede numerosi eventi fra cui:

  • presentazione e degustazione di tutti i prodotti tipici del territorio;
  • itinerari eno-gastronomico, esposizioni artigianali;
  • mostre, itinerari dell’arte e della storia;
  • itinerari delle Chiese, racconti dei Dolci della Sardegna, sfilate per le vie del centro storico, dei Mamuthones e Issohadores bambini (sabato alle ore 16)
  • la Domenica sempre alle ore 16 ci sarà la sfilata dei Mamuthones e Issohadores.

Sicuramente da visitare da visitare il Museo delle Maschere Mediterranee in piazza Europa, il Museo della Cultura e del Lavoro in via Sardegna, il Museo MATER (Museo dell’archeologia e del territorio), le Chiese di S. Giuseppe, Santa Croce, N.S. Signora di Loreto, N.S. Signora del Carmelo, Beata Vergine Assunta.

Per info e prenotazioni:

Non rimane altro che darci appuntamento venerdì alle ore 16.30 in Piazza Santa Croce per l’inaugurazione della manifestazione!

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