Antro del Corchia: nel cuore della Montagna Vuota c’è un cosmo

Nella montagna c’è un cosmo: è proprio il caso si dirlo, se ci si trova vicino alle Alpi Apuane, catena montuosa della Toscana nord occidentale, che si sviluppa lungo la costa tirrenica per 60 chilometri, nelle aree della Versilia, Lunigiana e Garfagnana. Qui, dentro la così detta Montagna Vuota, si snoda un itinerario incredibile, fatto di gallerie, cunicoli, laghetti e dislivelli: è il complesso carsico del Monte Corchia.

L’Antro del Corchia è una delle grotte più importanti d’Italia, dal punto di vista naturalistico e ambientale: benché il complesso si estenda per circa 60 chilometri, solo due di questi sono percorribili dai visitatori, accompagnati da guide esperte. Insieme all’Abisso Fighierà e l’Abisso Farolfi, l’Antro del Corchia fa parte di un complesso carsico che, in totale, potrebbe coprire oltre 150 chilometri, con dislivelli che arrivano a toccare anche i 1200 metri.

Dove si trova. Stazzema è un comune sparso: l’unico comune della Versilia Storica ad essere completamente montano. Fra le sue frazioni, oltre alla ben nota Sant’Anna, troviamo Levigliani, situato alla base della parete Sud del Monte Corchia, punto di ritrovo per le visite all’Antro del Corchia.

Levignani si raggiunge risalendo la Valle del Torrente Vezza, passando per Seravezza, Ruosina e Retignano, seguendo la strada provinciale di Arni: la frazione nasce su un terrazzo orografico che tocca i 600 metri d’altitudine. E’ da qui che si parte per entrare nella “pancia” della Montagna Vuota.

La storia. Un posto unico al mondo, per il suo ambiente sotterraneo, sensibile, prezioso e delicato al tempo stesso: un’esperienza unica per turisti e appassionati di speleologia. Scoperto nel 1840 da Giuseppe Simi, geologo leviglianese, e dal figlio Emilio, l’Antro del Corchia si apre con la Buca d’Eolo.

Ribattezzata così dai due speleologi, la Buca d’Eolo è preda di venti che soffiano a 85 chilometri orari: per questo motivo, completamente integrate, ci sono tre porte a tenuta aerea. Fino agli anni ’30 del ‘900, solo la diramazione principale era stata esplorata dagli esperti: ma lo sviluppo delle tecnologie del XX secolo, hanno permesso l’apertura della seconda diramazione.

Gli altri due punti di interesse del Monte Corchia sono l’Abisso Fighierà, con circa 700 m di dislivello, e l’Abisso Rodolfo Farolfi: saranno esplorati fra gli anni ’60 e ’80 del secolo scorso. Nel 1981, inoltre, gli speleologi scoprono il corridoio che a circa 500 m di profondità congiunge i due abissi.

L’Antro del Corchia contende il primato carsico al sistema Stoppani-Fornitori-Tacchi: di gallerie e percorsi conosciuti, sono tracciati sulle mappe solo 53 chilometri, cosa che lo posiziona al secondo posto, dato che il sistema Stoppani misura ufficialmente 58 chilometri.

Ma le esplorazioni non si fermano: negli ultimi anni, infatti, parechci progetti di ricerca si sono concentrati su questo splendido complesso di grotte e cunicoli, nella speranza di poter accedere ad altre vie.

Dal 2001 è possibile accedere alle zone più impervie del percorso turistico, accompagnati dalle guide esperte: un progetto di valorizzazione dell’Antro ha permesso di istituire un sistema di illuminazione sostenbile e a basso impatto. L’obiettivo è naturalmente quello di evitare danni a stalattiti e stalagmiti, formazioni calcaree che impiegano anche migliaia di anni a svilupparsi.

Per informazioni sui percorsi in grotta, sui tempi di percorrenza, sulle difficoltà dell’itinerario, basta visitare il sito ufficiale dell’Antro del Corchia.

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