Oristano città della Sardegna centro-occidentale, collocata a soli 10 km da uno splendido mare, questo fine settimana ha aperto le sue porte per la manifestazione chiamata Monumenti Aperti, che coinvolge numerose città della Sardegna in differenti weekend.
Importante manifestazione che dallo scorso Aprile permette attraverso visitate guidate, di conoscere monumenti, ex carceri, ex ospedali, mura della città e chiese delle nostre città. Tutte le visite sono tenute e svolte dagli studenti di diversi istituti della città, a cui va un enorme plauso per l’impegno. Seguivano i seguenti orari: il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 13.00 e nel pomeriggio dalle 15.30 alle 19.30. Non vanno dimenticati anche tutti i volontari e le maestre, insegnanti delle scuole che hanno fatto si che questa due giorni si potesse realizzare.

oristanoArrivati ad Oristano e dopo aver trovato parcheggio nella famosa via del Duomo, a ridosso della Cattedrale, a due passi dal centro, giungiamo in piazza Eleonora, famosissima ad Oristano. Al suo centro si trova la statua di Eleonora d’Arborea, inaugurata nel lontano 1881 e opera dello scultore Ulisse Campi. Piazza molto elegante, ampia, che racchiude in se il cuore della città. Ai piedi della statua si trova una base a forma di quadrato che racchiude un misto di fiori e piantine. Inoltre vi sono anche quattro panchine.

Oltre alla statua di Eleonora, si trovano anche il Palazzo degli Scolopi (sede del comune e di uffici amministrativi), l’ufficio del turismo della città (Palazzo Campus), un antica dimora appartenente ad un ricco nobile (oggi trasformata in un hotel), numerosi bar con i loro tavolini e tendoni. Si scorge anche Corso Umberto (chiamata anche Via Dritta), la via con negozi di vario tipo che conduce ad un’altra importante piazza della città: Piazza Roma, caratterizzata dalla Torre di Mariano IV. Nella piazza Eleonora, durante la stagione estiva, soprattutto ad Agosto, si svolgono numerose attività, come quella dei famosissimi balli sardi. I balli in piazza!

Tornando a Piazza Eleonora, essa fu dedicata ad Eleonora, la più importante e autoritaria donna dell’epoca, famosa per la promulgazione della Carta de Logu (raccolta di leggi per i Giudicati Sardi, redatta in lingua sarda). Nacque intorno al 1347, fu sposa con Brancaleone Doria ed ebbe due figli: Federico e Mariano. Scoperta la morte del fratello Ugone III, divenne giudicessa, regolando la vita, la città, gestendo le terre, i castelli, le proprietà del regno di Arborea. All’epoca la Sardegna era divisa in quattro regni: il Giudicato d’Arborea, di Gallura, di Calari, di Torres. Un altro importante ruolo che ebbe Eleonora fu quello di siglare una pace con gli spagnoli che permise di interrompere una guerra che durava ormai da circa 30 anni. Morì di peste nel 1043.

Proseguiamo la nostra visita presso il Palazzo degli Scolopi che si trova proprio alla destra della statua di Eleonora. Facciata di color crema, con i suoi scalini, alla sua destra vi è anche una meridiana. La sua origine era quella di sinagoga voluta dal popolo ebreo che risiedeva ad Oristano. In seguito alla presenza e denominazione spagnola, gli ebrei dovettero abbandonare e scappare dalla città. Nel 1670, il palazzo fu acquisito dagli Scolopi che fecero risiedere in esso le scuole cittadine, sino ad arrivare ai giorni nostri dove vi hanno sede uffici amministrativi e il comune di Oristano.

Percorriamo Via Dritta e troviamo due importanti Monumenti Aperti: Palazzo Arcais e la casa del primo farmacista e alchimista di Oristano Romolo Nurra (al civico n. 51), che nel 1907 aprì la rima farmacista della città al civico n.51.

Palazzo Arcais

oristanoEra la casa privata del nobile Don Damiano Nurra Concas. Il nome Arcais gli venne assegnato dal Re Vittorio Emanuele III nel 1767, perché Don Damiano era proprietario di numerose peschiere nella zona di Zerfaliu (provincia di Oristano) chiamate Arcais Manna e Arcais Pittia. Il Palazzo è il primo costruito su tre piani, all’epoca le case erano piccole e basse, poste su di un livello. Al primo piano avveniva l’accoglienza delle persone che poi attraverso di una immensa ed ampia scalinata si recavano al secondoi piano dove alloggiava e viveva la famiglia Concas. All’interno gli arredi (sedie, poltrone, porte, finestre) sono quelli originali. Al terzo piano, invece, risiedeva la servitù e vi erano le cucine. Infatti i pasti venivano mandati al al secondo piano attraverso una carrucola. Il Palazzo vanta 30 stanze, fra le quali anche una per il cane di Don Damiano. La cupola del Palazzo fu realizzata dall’architetto piemontese Viana, alle dipendenze del nobile, e che realizzo su commissione dello stesso anche la Chiesa ed il Monastero del Carmine. Monastero del Carmine che oggi è sede dell’Università di Oristano. Dal 1983 il Palazzo è di proprietà della Provincia di Oristano, che ha come progetto la realizzazione di un museo.

Prima farmacia di Oristano

A pochi metri di distanza troviamo la prima farmacia di Oristano, tuttora aperta e funzionante, e subito dopo la casa del Sig. Romolo Nurra, oggi casa privata di una coppia di signori che l’hanno acquisita anni fa dai parenti dello stesso. Dopo aver atteso qualche minuto, entriamo sette persone alla volta. Innanzitutto notiamo che gli arredi, le foto, le lampade, la tappezzeria è la stessa dell’epoca. Infatti, la nuova proprietaria di casa ci racconta che hanno voluto lasciare tutto così com’era. Il dottor Nurra (laureato a Sassari in Farmacia) sposò la nobile Serafina Parpaglia di Cuglieri (nipote del Senatore Parpaglia, che fu anche sindaco di Oristano, e al quale è dedicata una via). Appassionati di viaggi, di arredo, ogni volta che compivano un viaggio, soprattutto in Francia (all’epoca il Francese era la lingua della nobiltà), portavano a casa qualche oggetto come ad esempio un bel ombrellino che la Signora Serafina usava durante le sue passeggiate, oppure un cappello con una bianca piuma, delle bellissime lampade, dei mobili. Si usavano gli ombrellini e dei grandi cappelli, perché all’epoca, a differenza di oggi, avere la pelle scura non era fashion, ma era simbolo di persone che lavoravano nei campi e che quindi non appartenevano alla nobiltà, ai ceti abbienti (che avevano la pelle bianca, molto chiara). Si possono osservare anche le foto dell’epoca, le scarpine che uno dei tre figli della coppia usava per stare a casa. Quando i bimbi uscivano per la città, stavano su un passeggino oppure avevano altre scarpette. Ci spostiamo in un’altra delle stanze visitabili (in tutto sono tre: l’ingresso, il salotto e la sala da thè); il salotto è caratterizzato da due lampadari in legno (pezzi unici, voluti dallo stesso farmacista), da mobili e lampade del 1700/1800 di origine francese, e da un grammofono che la proprietaria mette in funzione per qualche secondo! Nella sala da the troviamo le varie tazzine dove la Signora Serafina passava il suo tempo con la cugina. Un suo vestito, un posacenere in legno portatile, altre vecchie foto, uno specchio, ed una lode che il Senatore Parpaglai scrisse per il matrimonio della nipote. Nella sala da the si trova una porta che da su di un terrazzino, dove si prosegue, si scendono le scale e si arriva al famoso laboratorio del dottor Nurra. Prima di giungere al laboratorio, si può osservare anche il bagno dell’epoca, in porcellana inglese del 1800. Importantissimo luogo per il dottor Nurra , ricordiamoci che era anche alchimista. Si trovano così medicine, ricette, cerotti, garze, dell’epoca. Materiale per l’igiene, ricettari, biglietti da visita, un camice bianco, delle vecchie siringhe e dei vecchi strumenti.

Ex Carcere

oristanoÈ ora di pranzo e così ci fermiamo a mangiare un panino e bere dell’acqua in Piazza Roma ai piedi della Torre Mariano. Continuiamo la nostra passeggiata e arriviamo all’ex carcere di Oristano, oggi trasferito ne l vicino paese di Massama. In passato il carcere era la reggia degli Arborea. Purtroppo, oggi non rimane niente di quel periodo. La visita si snoda in due momenti: la parte più vecchia dell’edificio, dove vi sono le varie celle con un piccolo lavabo ed una doccia; e la parte nuova dove vi sono le cucine. All’esterno troviamo i giardini dove i carcerati potevano passeggiare, fumare una sigaretta. Bisogna dire che i carcerati che stavano sul lato sinistro avevano un loro giardino e non si incontravano mai con quelli del lato destro. Visitiamo anche la camera degli interrogatori, di colore bianco, con un tavolo, due sedie ed una piccola finestrella. Poi anche la sala visite, dove i familiari, i parenti visitavano i loro cari.

Prigioni ecclesiastiche e tombe bizantine

Arriviamo in Via Duomo e visitiamo le prigione ecclesiastiche e le tombe bizantine. Nelle prigioni ecclesiastiche, vennero rinchiusi eretici, satanisti, e perfino uomini dai capelli rossi, considerati diversi. Si trovano quattro celle, buie, piccole, dove sono ancora oggi visibili segni sul muro (croci, disegni satanici), disegni a carboncino, pezzi di travi di legno (dove venivano montati i letti) e dei buchi nei muri (dove i prigionieri venivano legati con delle grosse e pesanti catene e venivano puniti, frustarti). I pasti erano costituiti da avanzi o cibi avariati. Alcuni dei prigionieri chiedevano la morte, non riuscendo a sopportare tutte queste torture. Nell’ultima stanza, quella dei secondini, si vede un pezzo di parete scura, nera magari dovuta al fatto che per scaldarsi durante le fredde notti d’inverno accendevano dei fuochi. Le celle erano piccole, caratterizzate da piccole finestre a bocca di lupo, dove entravano aria, acqua e detriti. Poco più in là, visitiamo le tombe bizantine, che si trovano ai piedi delle scale che portano alla Cattedrale. Si trovano alcuni scalini, che portavano i sacerdoti direttamente in cattedrale ed alcune piccole tombe (all’interno alcuni resti di ossa e piccoli pezzi di cranio). Anche la Cattedrale di Santa Maria Assunta, apre le sue porte in questa due giorni e si possono visitare sia la Canonica che il Seminario (oggi vi sono 18 ragazzi che stanno intraprendendo questo cammino di fede). Alla base del Seminario vi è un giardino con una fontana al centro. Fontana che presenta una colonna di Tharros con una Madonnina. Si prosegue verso l’orto del Seminario dove venivano coltivati frutta e verdura. Seguendo il sentiero si arriva alle spalle di via Cagliari. Il Seminario è un bellissimo palazzo diviso in quattro piani. Si trovano le camere degli studenti, il refettorio, sale di lettura, dipinti alle pareti, statue di Santi, foto in bianco e nero di vecchi sacerdoti, di vecchie classi, una biblioteca contente più di 2500 volumi (tra i quali anche una serie di volumi in lingua sarda, in lingua francese). Tutti i libri sono catalogati e suddivisi in ordine alfabetico. I volumi contenuti in questa biblioteca, attraverso un richiesta, sono consultabili anche da persone sterne (esempio sono le tante tesi di laurea).

Essendo quasi le sette del pomeriggio, concludiamo la nostra visita, andando verso la sede del Gremio dei Falegnami, che si trova in via Eleonora d’Arborea. Si possono toccare con mano quelli che sono gli strumenti che Su Componidori usa durante la giostra equestre: Su Stoccu, le stelle. Siamo stati fortunati perché era presente anche Su Componidori che ha corso la Sartiglia appena passata. In una bacheca sono tenuti tutti i trofei , le coppe e antiche rarità. Alle pareti, invece, sono appesi foto delle vecchie Sartiglie, delle vecchie Pariglie.

Monumenti aperti è stata una bellissima iniziativa che spero si possa replicare anche i prossimi anni!

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