Se anche il legislatore (francese in questo caso) sta pensando di aiutare il lavoratore a limitare l’utilizzo dei dispositivi connessi al di fuori dell’orario di lavoro, è forse il caso di riflettere sulla necessità di allentare la presa dei device sulle nostre vite. In due parole: digital detox. Gente in Viaggio ha incontrato Alessio Carciofi al DoLab Open Day dove ha presentato il suo ebook “Digital Detox: Il modo più facile per ritrovare l’equilibrio”. Nell’intervista Carciofi, esperto di comunicazione innovativa per il settore del travel, ci parla a 360 gradi di digitale, marketing e turismo.

Cos’è il digital detox e come applicarlo al turismo?

Il digital detox nel turismo è il futuro, è il fabbisogno dei nuovi turisti. I dati dimostrano come le persone siano sempre più avviluppate dal contesto digitale, hanno bisogno di un break affinché possano poi riprendere la loro creatività, ma soprattutto la loro produttività. Paradossalmente in un settore dove si corre molto forte si ha bisogno di periodi che vanno molto lenti. Il digital detox per il turismo può diventare un’ottima opportunità per fermarsi un attimo, ricaricarsi e ripartire.

Turismo e promozione. Se dovessi spiegare a un dirigente d’azienda o a una persona che si occupa di turismo su un determinato territorio (e che è totalmente digiuno di digitale) l’importanza di investire nel digital marketing, cosa gli diresti?

Come succedeva una volta, quando le persone s’incontravano nelle piazze o nei mercati, dove si instauravano delle conversazioni ma anche delle contrattazioni, oggi tutto ciò avviene anche in alcune piazze digitali (social network, blog…). Investire nel nuovo ecosistema significa per il brand ma soprattutto per l’azienda costruire una rete. Stiamo vivendo una rivoluzione culturale socio antropologica, quando tu ne sei partecipe non la vivi fino in fondo, bisognerebbe guardarla dall’alto, a distanza di anni, per capire i cambiamenti sociali e culturali che le aziende stanno vivendo.

Il blog tour è uno degli strumenti per sponsorizzazione territoriale, ma cosa rimane dopo un tour, serve veramente?

Il blog tour da solo è fine a se stesso. Le campagne di marketing sono come una sinfonia, quindi c’è un’orchestrazione fatta da una serie di strumenti che devono coesistere affinché venga fuori un’opera. Anche nel marketing ogni strumento ha la sua importanza all’interno di una strategia. Il blog tour da solo non ha senso e lo dico a ragion veduta, dato che me ne occupo dal 2009. Con Tratturi e Cammini, per esempio, ho capito le difficoltà che ha un piccolo brand immerso in un sistema che non comunica con le singole parti. Il progetto vede questa via di comunicazione, il tratturo, che una volta veniva attraversata dal bestiame, come un percorso che può diventare digitalizzato riuscendo a far coesistere così la parte storica di cammino con quella di nuove forme di viaggio. A me non piace chiamarlo blog tour ma lo considero più una co-costruzione del prodotto, invitando alcuni influencer del panorama italiano (soprattutto per cicloturismo, trekking a cavallo o a piedi) che hanno potuto vivere l’esperienza sul territorio e restituirci dei feedback, che poi verranno messi a sistema, almeno lo si spera.

digital detox

Alessio Carciofi presenta “Digital Detox” durante l’open day di DoLab

L’importanza di una strategia per favorire il turismo digitale in Italia è stata accolta dal Mibact con la creazione del TDLAB (che ora ha smesso di funzionare) e altre iniziative che però non sembrano essere all’altezza, cosa diresti al ministro Enrico Franceschini come consiglio per migliorare la strategia del turismo italiano online?

Parlare d’innovazione all’interno di un sistema formato da parecchi “dinosauri” è parecchio difficile. E’ difficile far coesistere l’innovazione digitale, che è un sistema fluido, dentro un sistema rigido come può essere un ministero. Certo, Leonardo ci diceva che la perfezione dell’uomo vitruviano è il cerchio dentro al quadrato, la comunicazione turistica pubblica sarebbe il quadrato e il digitale il cerchio, ma in realtà sono due rette parellele. In Italia tutti si sentono di fare il ministro, un po’ come tutti il lunedì diventano allenatori di calcio. Ma vivendo un po’ l’apparato pubblico capisci che le cose internamente sono diverse da come si vedono al di fuori. Al ministro Franceschini non vorrei dire cose che scadrebbero nel banale come di ascoltare la rete, però vorrei ribadire quello che gli disse Obama dentro al Colosseo “non c’è lavoro migliore del tuo”. Lui è a capo di un patrimonio storico e artistico ampissimo e il consiglio, più strategico che operativo, potrebbe essere quello di dividere il ministero culturale da quello del turismo, sono due cose che hanno bisogno di politiche differenti.

Come vedi il turismo digitale in Italia tra 10 anni?

Vedo un futuro positivo qualora noi fossimo in grado di valorizzare l’esperienza off line. Cioè il digitale non è altro che una grandissima autostrada di quella che è la condivisione, l’arricchimento e l’informazione dell’esperienza off line. Mi è capitato poco tempo fa di recarmi in un noto museo e chiedere una guida cartacea, mi è stato risposto che c’era la segnaletica, ecco questo è un esempio di cattiva comunicazione. Il settore digitale sarà più intraprendente per il turismo quanto più sarà accessibile l’esperienza. Un altro ambito che sto analizzando è come cambierà l’esperienza di apprendimento dell’opera d’arte avendo tra le mani un device, un elemento che può disturbare (e qui forse sto facendo l’eretico digitale). Se davanti a un quadro pensi subito a fare la foto, a metterla su Instagram o Facebook, io dico vivi prima il quadro e poi lo racconti, fermati davanti all’arte per un’ora a contemplarla e poi dopo la condividi. E nonostante io viva di digitale, e credo che aiuti molto nella fruizione, bisogna comunque porsi delle domande su come cambieranno le nostre abitudini. Ci sono parecchi studi sulla salute, la respirazione quando leggiamo una mail, la postura, le dita, il burnout, considerata la malattia del secolo, questo rientra nell’ambito del digital detox di cui sopra e sono ambiti che cominciano a essere importati e sempre più analizzati.

Internet non solo come canale di vendita e promozione ma anche di racconto in tempo reale. Quanto è importante lo storytelling emozionale e come può essere usato per fini commerciali?

Lo storytelling non è l’arma o la novità. Io mi ricordo che da bambino quando andavo da mia nonna ci mettevamo intorno al focolare e lì la sera si raccontavano le storie. Ecco ora ci sono i falò digitali. Le pratiche di comunicazione e di marketing diretto non funzionano più, ormai nessuno si ricorda quella determinata pubblicità, ora sta nell’abilità del brand costruire una strategia di racconto per non essere dimenticati. Storytelling non è mettere una foto su Instagram e invitare due blogger, ma è conoscere le basi della psicologia, della sociologia, “la coscienza collettiva” e “gli archetipi” di Jung. Fare storytelling è molto bello e stimolante, si deve trovare l’archetipo adatto per il brand, il modo ideale di raccontare la storia attraverso il personaggio giusto.

Ringraziamo Alessio per averci concesso l’intervista e ricordiamo i prossimi appuntamenti dove incontrarlo:

Todi Appy Days: dal 24 al 27 settembre a Todi, nella seconda edizione del Festival Internazionale delle App si parlerà soprattutto di applicazioni per i device mobili e gamification per il turismo (a cui parteciperà anche Gente in Viaggio nel panel “Il viaggio tra gamification e storytelling: nuovi linguaggi per la nostra storia“)

Bibione Destination Accademy: 29 e 30 settembre a Bibione, un momento di formazione diverso dal solito, una vera e propria scuola dove ad insegnare ci saranno professionisti del settore e la possibilità di mettere in pratica le nozioni apprese attraverso appositi laboratori digitali.

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