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Carmelo Spanti, Asterisk edizioni, 2013

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Isidoro Malvarosa e Antonio Soriero, Asterisk edizioni, 2014

Quando Alessio mi ha proposto di andare con lui, per Gente in Viaggio, alla quinta edizione del Cleto Festival, ho provato una grande gioia. Ero già stata a Cleto per visitare e raccontare questo meraviglioso borgo in progressivo spopolamento. Poterlo vivere gremito di gente era come vedere realizzarsi il sentimento che mi accompagna nella mia avventura a caccia di borghi abbandonati o semi abbandonati in Calabria.

Cleto (che fino a prima dell’unità d’Italia si chiamava Pietramala) è un borgo medioevale della provincia di Cosenza che si sviluppa, con una particolarissima forma a goccia dominata dal castello normanno, sui pendii rocciosi del monte Sant’Angelo, a circa 300 metri sul livello del mare, su un affioramento di arenaria.

Siamo giunti in tarda mattinata e abbiamo incontrato i ragazzi dell’associazione La Piazza intenti a ultimare gli ultimi accorgimenti, prima dell’inizio del festival e subito ci hanno invitati a condividere con loro il pranzo. La scelta da parte dell’organizzazione di dislocare le tante iniziative all’interno del centro storico tra i vicoletti, piazzette e terrazzi dei palazzi privati, ha reso possibile apprezzare nei particolari l’abitato e la sua bellezza.

Il paesaggio cromatico intorno varia dal giallo ocra dell’arenaria su cui sorge il paese al verde della pineta, dei tanti alberi di ulivo, vigneti, alberi di fichi, piante d’agave in fiore e finocchietto selvatico. Nell’arenaria numerose sono le grotte che attestano, sia all’interno del centro storico che nei suoi dintorni, la presenza di un insediamento rupestre. Grande è stato il mio interesse nei confronti di questi elementi che richiamano molto le tante grotte che in Calabria furono rifugi e luoghi di culto per i monaci ‘basiliani’ in fuga dall’oriente a causa della lotta iconoclasta.

Nei tre giorni del festival abbiamo avuto modo di girovagare non solo all’interno dell’abitato (approfittando della visita guidata che conduceva fino al Castello da cui è stato possibile godere di splendidi tramonti) ma anche nei dintorni. La mattina del secondo giorno infatti io e Alessio, grazie ai suggerimenti dei ragazzi cletesi, ci siamo incamminati su un sentiero nel vallone San Giovanni il cui accesso è proprio vicino al borgo. Una piccola escursione tra una fitta vegetazione (che ad un certo punto ci ha impedito di proseguire non avendo un equipaggiamento adatto), corsi d’acqua e cascate.

Poco distante da Cleto, invece, a circa 2 chilometri, abbiamo raggiunto una sua frazione, Savuto, il cui castello non era accessibile perché in fase di recupero e valorizzazione. Anche questo è un borgo semi abbandonato che doveva essere una grande fortificazione perché è possibile scorgere parecchi elementi (archi, portali e mura) tra quelle che col tempo poi sono diventate unità abitative.

borgo savuto cleto

Mi piace molto questo angolo di Calabria dove, a pochi chilometri dal mare, ritroviamo percorsi naturalistici di estrema bellezza, tracce di storia non indifferenti, con i due castelli poco lontani l’uno dall’altro e i siti rupestri e, non da meno, la calorosa accoglienza da parte degli abitanti. Tornerò sicuramente l’anno prossimo al festival ma probabilmente anche prima per poter continuare a godere delle bellezze che questa mia terra possiede.

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